Imbarcatosi per un reportage giornalistico su nave da crociera extralusso ai Caraibi (la “cosa divertente che non farà mai più”, appunto) che gli venne commissionato dalla nota rivista americana Harper’s, David Foster Wallace ci regala un saggio che è ormai diventato un classico dell’umorismo contemporaneo e soprattutto della letteratura postmoderna. I contenuti apparentemente leggeri e pittoreschi celano una satira spietata sull’opulenza e sulla concezione moderna più diffusa di divertimento.
La sensazione è una sorta di docufiction letteraria, romanzata con stile umoristico e sarcastico, che descrive tra realtà ed esasperazione un’esperienza di viaggio con uno stile tutto suo: la crociera. Da sempre emblema di stile di vita lussuoso e senza compromessi, rispecchia le aspettative vacanziere non solo di buona parte della società americana, ma anche di gran parte del resto del mondo, il che fa del libro di Wallace una lettura valida ad ogni latitudine.
In una settimana di navigazione a bordo della M.N. Zenith, della compagnia Celebrity Cruises tutto o quasi viene volutamente trasfigurato, partendo dal nome stesso del mezzo che da Moto Nave Zenith diventa Mega Nave Nadir, come per sottolineare la decisa volontà dello scrittore di vedere le cose a modo suo. Il risultato è la descrizione di un meccanismo tanto perfetto quanto privo di vita: una città sull’acqua che segue una rotta ben precisa e dove nulla è lasciato al caso e l’unica costante è compiacere il cliente e rendere la sua vacanza luccicante ed indimenticabile, ma non irripetibile. Perché quel senso di paradisiaca perfezione in cui la mente si sgombra da ogni pensiero può essere rireato quasi esattamente ogni qual volta il cliente desideri intraprendere un’altro viaggio. Idea decisamente rassicurante.
L’intento, che agli occhi di Wallace appare artificioso e che ai nostri appare assolutamente lodevole, è proprio la volontà di ogni membro dello staff di bordo di creare l’esperienza perfetta. Perché al giorno d’oggi non tutti sono disponibili a lasciarsi andare all’avventura, ad aprire la mente all’imprevisto e ciò che magari ne consegue di brutto o bello che sia. Serve una mente flessibile, serve pazienza e volontà per adattarsi e godere di un modo di viaggiare con poche comodità e molte varianti e soprattutto non tutti in quel poco tempo che ritagliamo per noi stessi, durante delle ferie striminzite, siamo disponibili a rischiare.
Un contesto in cui qualcuno si prende cura di te, dalla colazione al momento di coricarti, in cui una volta saliti a bordo non devi più pensare ad aprire il portafoglio e in cui se lo desideri socializzare è facilitato da atmosfera gioviale e rilassata ma con tempi scanditi ed eventi coinvolgenti giustifica il fatto di passare la maggior parte della propria vacanza andandosene in giro « per mare », fase della quale (dopo aver fissato per dieci minuti un’orizzonte immobile) ci si dovrebbe in teoria stancare velocemente.
Dunque andateci in crociera magari portate con voi. Una cosa divertente che non farò mai più, la lettura sarà sicuramente ancora più interessante proprio per il contesto in cui avverrà.
Elisa & Michelangelo
www.2backpack.it

Lascia un commento